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Progettare è utile: Studio Bacigalupo Ratti

Dal 10.10.2011 al 10.11.2011

La biblioteca dell'Ordine recensisce il volume dedicato allo studio milanese BR, fondato da Marco Bacigalupo e Ugo Ratti nel 1948

La Biblioteca dell'Ordine riscopre un prezioso e misconosciuto libro uscito nel 1976, dedicato all'opera dello Studio BR fondato a Milano nel 1948 da Marco Bacigalupo e Ugo Ratti. Benchè alcune delle loro architetture siano piuttosto note e pubblicate sulle riviste di settore, non esistono studi monografici, oltre a questo piccolo libretto autoprodotto, che raccolgano il loro ricchissimo corpus progettuale, che spazia dalla pianificazione al residenziale, terziario, produttivo, ricettivo e sociale.

Fautori di un sobrio International Style, esibito nei noti complessi terziari realizzati a Metanopoli e a Roma per l'ENI, Bacigalupo e Ratti sono stati capaci di adeguare il loro metodo di progetto a tematiche molto diverse, mantenendo un'elevato livello qualitativo non privo di tratti di sperimentalismo, come dimostra la sorprendente ristrutturazione dell'edificio in via Leopardi (1966-1967) e capace di districarsi in commesse dal destino travagliato come nel caso del restauro del Teatro Dal Verme (1991-2001).

Si è spesso parlato di quanto la professione dell'architetto sia cambiata nel corso di questi ultimi anni, dal dopoguerra ad oggi: maggior complessità dei processi edilizi, necessità di specializzazioni su vari fronti, una presenza sempre più stringente delle tecnologie sono solo alcuni dei fattori che possono essere citati.

Da questo punto di vista, lo Studio BR ha avuto sicuramente dei meriti nell'aver anticipato il progressivo avvicendamento tra una prassi architettonica incentrata sulla figura del singolo progettista e basata su saperi artigianali ad una incentrata sulla creazione di società erogatrici di servizi per la progettazione, in sorprendente equilibrio tra aggiornamento professionale e rispetto del proprio codice genetico.

In questo lo Studio BR può vantare un ruolo di preminenza, forse paragonabile in campo milanese soltanto al lavoro di Marco Zanuso, nell'aver posto l'attenzione sin dagli anni della ricostruzione post-bellica al tema, oggi invece assai importante, dell'approntamento di strumenti di controllo e di valutazione dei processi edilizi legati all'architettura. Intuendo che la figura dell'architetto avrebbe incluso quella di regista delle fasi di cantiere dal progetto alle più minute sequenze operative, lo Studio BR si è strutturato accogliendo al suo interno delle competenze sempre più specifiche, per costruire un "network" di professionalità.

Il bel saggio introduttivo "Progettare è utile" di Franco Alberti, storico membro dello studio, tratta questo aspetto: le sue parole, scritte nel 1976, suonano ancora sorprendentemente efficaci di fronte al processo oggi in atto di marginalizzazione del progettista, spaesato in un mercato che pullula di società di consulenza altamente specializzate che ingegnerizzano facciate, studiano i comportamenti energetici degli edifici, si occupano di controllare i costi e le fasi di cantiere e dove la figura del singolo architetto rischia di ritrovarsi inadeguata nell'interfacciarsi con professionalità tanto specifiche ed attrezzate. Il resto del libro espone un'ordinata catalogazione dei progetti ad opera dello studio dal 1948 al 1976, corredata da foto e disegni in gran parte inediti.

In risposta a questi quesiti, la storia dello Studio BR incarna una lezione esemplare di come il buon progettare sia sempre un valore irrinunciabile, di come si possa sempre ottenere il controllo compiuto di tutte le fasi di progetto attraverso l'utilizzo di strumenti appositamente predisposti. E questo può avvenire senza che gli esiti formali dell'architettura risentano di un tecnicismo atono da catena di montaggio ma, al contrario, mantenendo vivo il presupposto che ogni commessa possa essere un tema nuovo, un processo di conoscenza aperto a sperimentazioni. Qualcosa dove si mette la parola fine solo quando dai disegni scompare l'affanno della ricerca degli equilibri tra i vincoli tecnici, contingenze ambientali, economiche e funzionali, lasciando che tale fatica aleggi implicita nella correttezza formale e tettonica del costruito.

Alessandro Sartori

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