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Dolce e Gabbana: gli architetti salveranno Milano

Dal 25.06.2008 al 25.06.2009

I due stilisti milanesi raccontano il loro rapporto con la città e dicono la loro sui suoi mutamenti

Dolce e Gabbana: cantieri e degrado
Ma gli architetti salveranno Milano
«Sviluppo fermo, dall'Expo la spinta per il rilancio. E moda e shopping qui sono unici»
Gli stilisti: «Con le torri all'ex Fiera la città muterà in meglio»

«Senza Milano non saremmo i Dolce e Gabbana. Se siamo quel che siamo lo dobbiamo a Milano». Stefano Gabbana parla della sua città e stupisce sin dalle prime battute. Perché è più facile trovare un ago in un pagliaio che un briciolo di umiltà nella moda. Tutti déi, tutte dive, tutte primedonne. Una frase che fa effetto la sua (non d'effetto a tutti i costi) e che non finisce lì. «È vera gratitudine quella che proviamo nei confronti di questa città. Agli inizi della nostra carriera ci ha spalancato le porte e continua a farlo». Una carriera iniziata nel 1985 con una piccola sfilata a Milano Collezioni nella categoria Nuova Talenti. Da allora a oggi ci stanno fatturati in crescita di decine e decine di zeri, centinaia di boutique sparse ovunque. Si sono «espansi» a macchia d'olio. Ma sempre tenendo come punto di riferimento Milano. «Questa è la vera e unica città al mondo della moda, dello shopping, del lusso».

Un obbligo che rimanga tale. «Una grande mano la sta dando un sindaco come la Moratti che grazie all'Expo la farà diventare davvero internazionale ». Non lo è abbastanza? «No, forse questa è l'unica pecca. Ma per internazionale intendo una città moderna soprattutto dal punto di vista architettonico. Per troppo tempo l'architettura si è fermata mentre dovrebbe andare di pari passo con la crescita urbana. Ma con l'Expo è destinata a salire sul gradino più alto d'Europa».

Senza dubbio l'architettura e il design sono settori fondamentali anche per dare un nuovo volto. «Ci riferiamo proprio a questo. Anche grazie ai tre nuovi grattacieli previsti nella zone dell'ex Fiera lo skyline della città muterà in maniera incredibile. Sarà una Milano irriconoscibile ma straordinaria che avrà avuto il merito di mantenere la storia e coniugarla al futuro. Così come crediamo negli architetti di grande fama come Renzo Piano che dovrebbero occuparsi di più di Milano». Insomma, i due eterni ragazzi della moda italiana hanno il «male del mattone». Non un caso che a Milano ci abbiano messo le radici con chilometri di metri quadri tra negozi, showroom e grandi spazi.

«A Milano io ci sono nato — racconta Gabbana — precisamente alla clinica Salus, non so nemmeno se esiste ancora ma Domenico (Dolce) è un importato dalla Sicilia, da Polizzi Generosa, ma si sente milanese quanto me, forse ancora di più. Perché io non l'ho scelta Milano ma lui sì. A 19 anni è arrivato qui con suo padre e sotto il Duomo ha detto 'questa è la mia città, da qui non mi muovo più'». E così è stato. «Mi piace da morire, mi trovo benissimo. È una città che offre tutto. A chi dice che si potrebbe fare di più rispondo che sarà anche vero ma guardiamoci intorno, pensiamo ad altre capitali e poi tiriamo le somme. Milano non ha paragoni: si mangia ovunque benissimo e la qualità della vita è ottimale. Se poi pensiamo al lavoro è l'unica città in Italia che ti permette di intraprendere una certa strada».

Nessun difetto, insomma ? «Potrei dire che ci sono troppi cantieri aperti che creano in certi momenti vero disagio. Ma poi penso che un cantiere è sinonimo di miglioramento perciò mi sta bene anche il cantiere. Un augurio: che possa nascere un vero binomio moda/architettura, sarebbe una collaborazione fantastica che porterebbe solo beneficio culturale alla città. Magari andando verso l'Expo, verso il 2015 ce la faremo».
Corriere della Sera
Cronaca di Milano
data: 2008-06-25 num: - pag: 7
Paola Bulbarelli

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