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Governare il territorio attraverso il Piano. 25 anni dopo la riforma del Titolo V della Costituzione

Dal 27.02.2026 al 27.03.2026

Si riportano i saluti istituzionali della Presidente Francesca Scotti, nel corso dell’evento organizzato da Città Metropolitana e Comune di Milano, tenutosi a Palazzo Reale venerdì 27 febbraio 2026.

“Buongiorno a tutte e a tutti,


porto il saluto dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano e ringrazio la Città Metropolitana per aver promosso questo convegno e per aver invitato a partecipare il nostro Ordine. Pur non trattandosi di un’iniziativa organizzata direttamente da noi, abbiamo ritenuto importante essere presenti e offrire il nostro contributo.


Il titolo richiama una ricorrenza significativa: i venticinque anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione.


Il Titolo V della Costituzione, così come riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, ha inciso in modo profondo e strutturale sulle materie dell’urbanistica e dell’edilizia, non tanto introducendo nuovi contenuti disciplinari, quanto ridefinendo in maniera sostanziale il tema delle competenze: chi decide, su cosa e a quale livello.


È stata, a tutti gli effetti, una riforma di potere e di responsabilità, che ha segnato un vero cambio di paradigma.
Si è progressivamente superato un modello centralistico, affermando un sistema policentrico fondato sull’autonomia legislativa delle Regioni. In questo quadro, il fatto che il governo del territorio sia materia di legislazione concorrente implica una conseguenza rilevante:
non esiste più – né dovrebbe esistere – un’unica urbanistica nazionale, ma una pluralità di esperienze e discipline regionali, che si muovono entro un quadro di principi comuni.


Tra i molteplici effetti di questo cambiamento un esempio particolarmente significativo e attuale è la rigenerazione urbana.


In assenza di una legge nazionale organica sulla rigenerazione urbana, tutte le Regioni italiane – a statuto ordinario e speciale – hanno prodotto normative che affrontano questo tema, seppur con approcci differenti.


Ci troviamo quindi di fronte non solo a un sistema istituzionale articolato di “produttori di norme”, ma anche a una produzione normativa che non sempre risulta pienamente coordinata, né sul piano dei principi, né sul piano operativo, della concreta costruzione delle regole.


Ed è qui che si apre una questione che riguarda tutti noi – amministratori, giuristi, tecnici, professionisti.
Oltre a chiederci
“chi decide cosa”, dobbiamo domandarci se le decisioni che assumiamo, ai diversi livelli, siano realmente coordinate e se siano funzionali a restituire agli enti locali, e in particolare ai Comuni, un quadro strumentale chiaro, coerente e utilizzabile.


Un quadro capace non solo di regolare, ma di consentire di rispondere alle domande reali che le città e i territori ci pongono oggi: domande di qualità dello spazio, di equità, di sostenibilità, di abitare, di inclusione.


Come presidente di un Ordine composto da liberi professionisti e dipendenti pubblici, sento il dovere quindi, in questo quadro, di ribadire quale debba tornare a essere il nostro contributo in questi momenti di confronto.


Siamo prestatori di professionalità tecniche e intellettuali: il nostro compito è mettere a disposizione competenze progettuali, conoscenza dei contesti e capacità di costruire visioni, in dialogo con la politica e con il diritto, ma senza sovrapposizioni.


Negli ultimi anni il governo del territorio è stato letto soprattutto attraverso una lente normativa e contenziosa. È un dato di fatto.


Ma la pianificazione non può ridursi a questo: è disciplina tecnica e culturale, è progetto, è visione strategica, è responsabilità pubblica.


Ed è difficile parlare di urbanistica senza il contributo degli urbanisti, così come sarebbe difficile discutere di diritto senza i giuristi.


Ogni disciplina ha un proprio sapere specifico e il governo del territorio funziona solo se questi saperi dialogano, senza che uno pretenda di sostituirsi all’altro.


Il nostro ruolo, come professioni tecniche, dovrebbe tornare ad essere quello di elaborare scenari e ipotesi di trasformazione. Alla politica spetta la responsabilità delle scelte; al diritto quella di garantire certezza e tutela; a noi quella di dare forma concreta e coerente alle decisioni assunte.


Le soluzioni ai temi complessi che affrontiamo non possono venire da un unico punto di vista. Nascono dall’incontro tra competenze diverse e tra livelli di governo differenti.


In questo senso, il ruolo della Regione non può essere marginale né assente in un dibattito sulla pianificazione. È un livello istituzionale con cui il confronto è necessario, soprattutto rispetto ai temi di oggi.


Come Ordine, siamo pronti a mettere a disposizione competenze e strumenti, insieme agli altri Ordini professionali e al mondo universitario, per costruire un confronto che tenga insieme diritto, progetto e visione.


Il governo del territorio non è soltanto una questione di norme, ma appunto, di visione.


E la visione richiede competenze, responsabilità e il coraggio di tenere insieme diritto, politica e progetto.


Ringrazio ancora la Città Metropolitana per l’invito”.


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