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Il Tavolo “C’è Milano da fare” sospende il confronto con il Comune

L’Ordine degli Architetti di Milano con i sottoscrittori del Tavolo “C’è Milano da Fare”, sospende il confronto con il Comune di Milano avviato relativamente al nuovo Piano di Governo del Territorio della Città.

Tale decisione, seppur misurata su anticipazioni e non ancora su documenti ufficiali, è stata determinata dalla comunicazione da parte del Comune di Milano di due proposte di norma che a nostro avviso necessitano di un approfondimento e un’attenta analisi da parte nostra. 





PROPOSTA DI NORMA: “Norma Morfologica non più derogabile (con maggiore flessibilità per alcuni tessuti meno consolidati)”

Non riteniamo percorribile l’ipotesi della soppressione della possibilità di discostamento dalla norma morfologica. Pur non avendo ancora analizzato in che modo questa ipotesi possa essere declinata nel nuovo PGT, riteniamo improponibile che una valutazione che si estenderebbe inevitabilmente su interi isolati sia in grado di intercettare e definire nel dettaglio la complessità e la discontinuità del tessuto urbano della nostra città. La possibilità di discostarsi dalle norme morfologiche, qualsiasi esse siano, è resa necessaria dalla opportunità (e non dall'obbligo) di adeguare il progetto specifico alla scala locale e particolare, utilizzando anche diritti perequati o premialità con il chiaro intento di aumentare e migliorare la qualità urbana. Il discostamento non è un diritto di chi interviene, ma un'opzione che, al ricorrere di determinate condizioni qualitative, l'organo pubblico deputato a giudicare la qualità può attribuire.

Per contro, non può certo affermarsi che un progetto raggiunge un sufficiente livello qualitativo esclusivamente se rispetta le norme morfologiche, anzi, verrebbe da dire esattamente il contrario. La flessibilità è condizione per la qualità, dato che la stessa non può essere determinata a prescindere dal progetto di architettura.

Non si discute il fatto che le norme morfologiche esistano, anzi esse rendono evidenti le strategie che il Piano prevede nello specifico contesto, ma al contempo non bisogna assumere l'espressione di un tema da sviluppare (la morfologia) con la soluzione dello stesso (il progetto di architettura).




PROPOSTA DI NORMA: “Edificabilità – Indice territoriale unico perequato 0,35mq/mq – elevazione dell’edificabilità all’indice 0,7 mq/mq o 1 mq/mq passando dal criterio di applicazione in base alle zone di alta accessibilità all’applicazione delle 4 città”

Siamo perplessi sulla proposta fatta relativamente alle modalità di definizione del superamento dell’indice unico 0,35 mq/mq, che passa dall’essere legato alla posizione delle aree di intervento più prossime agli assi di alta accessibilità ad un criterio più generale di applicazione dei requisiti “per rispettare le 4 città” (città sostenibile, città prossima, città bella, città equa) che rende difficilmente definibile in via preliminare l’oggetto della progettazione.

Taluni requisiti, come ad esempio quelli relativi alla reintroduzione del mix funzionale (città prossima), reintroducono criteri di soggettività che il progettista potrà proporre, ma che si potranno chiarire e definire inevitabilmente solo durante l’iter di approvazione del progetto, immaginiamo a seguito di indicazioni ricavate dagli Studi d’Area, o fornite dalla Commissione del paesaggio o in un confronto con i Municipi, il che non permetterà a noi professionisti di fare alcuna previsione iniziale (studi di fattibilità), non avendo certezze sia sulle destinazioni d’uso che sulla quantità di SL insediabile, elementi imprescindibili per avviare le attività di progettazione.


In sintesi 

Si auspica infine che, pur nel rispetto dei termini di legge e di riservatezza, il confronto debba avvenire su materiali piu completi e non esclusivamente su enunciazioni di principio, in modo da poter essere piu incisivi e concreti nell’azione di confronto. Si ricorda anche che, a fronte di una consistente collaborazione, non è ancora stato reso disponibile il testo del regolamento edilizio in corso di elaborazione.

Pertanto l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano rinnova la disponibilità a dare un contributo tecnico specifico al verificarsi di una apertura alla collaborazione capace di ascolto e di recepimento delle istanze della professione.

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