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MAC 567

Anno:

Località:Milano, Maciachini - Maggiolina

Indirizzo:Via Imbonati

Destinazione d'uso:Edifici per uffici

Progettista:

Il progetto si sviluppa su una superficie di oltre 32.000 metri quadri suddivisa in tre edifici: Mac 5 (6.448 mq), Mac 6 (13.740 mq) e Mac 7 (12.061 mq) situati all’angolo tra via Carlo Imbonati e via Roberto Bracco. Il costo dell’intervento è di oltre 150 milioni di euro. Il MAC 567 è stato concepito dallo Studio Sauerbruch & Hutton ed è composto da tre grandi edifici orientati secondo i principali allineamenti del lotto. Due di questi edifici, Mac5 e Mac6, formano un unico corpo, grazie ad una struttura trasparente di collegamento all’altezza di tutti i piani, che identifica in pianta una figura a forma di “H”. Un passaggio pedonale ad uso pubblico unisce l’edificio Mac7 con il corpo Mac5&6, aprendo un passaggio diagonale da est a nord e facilitando quindi l’accesso alle aree verdi. Questo passaggio, contribuisce, attraverso la presenza a piano terra di coffee shop e negozi, alla vita commerciale di entrambe le vie sulle quali la struttura si affaccia. Mentre la disposizione complessiva degli spazi suggerisce una certa continuità con la struttura storica, l’imponenza delle due costruzioni è decisamente nuova: l’impostazione contemporanea dei due corpi che raggiungono altezze di 28 e 36 metri annuncia un nuovo racconto urbano che si sviluppa seguendo proporzioni e linguaggi architettonici alla ricerca di una simbiosi con l’intorno che si stacca dalla classica uniformità, propria del dismesso complesso ottocentesco.

 

La facciata courtain wall dell’intero complesso è stata studiata per esaltare la verticalità dei tre edifici attraverso moduli lineari di 4 metri d’altezza per 1.50 di larghezza, composti a loro volta da sei sottomoduli ciascuno. La ricerca di interlocuzione continua tra interno ed esterno è stata risolta con una soluzione tecnologica innovativa: la doppia pelle in facciata, in grado di connettere, per mezzo della ventilazione naturale, l’ambiente abitativo dell’edificio a quello esterno. La tecnologia dell’involucro è un mix di innovazione costruttiva, energetica e design. Realizzata dalla Stahlbau Pichler è composta da due rivestimenti in vetro, una facciata a doppia pelle per le parti trasparenti e un involucro ventilato per le parti opache ma entrambe realizzate con un unico elemento prefabbricato a celle. Il rivestimento esterno è in vetro opaco o serigrafato a colore con uno studio studio cromatico sofisticato, approccio che è da alcuni anni la firma degli autori. Le facciate a doppia pelle sono montate su struttura di alluminio e un sistema di apertura, su perni centrali, dei pannelli serigrafati consente il controllo dell’incidenza della radiazione solare e dell’abbagliamento. I vetri esterni sono singoli, da 12 mm serigrafati ed elettrici, ruotano intorno all’asse verticale e sono movibili a gruppi per regolare la funzione di schermatura. Al fine di ottenere una facciata in grado da un lato di fungere da schermo e dall’altro di lasciare libera la visuale dall’interno dei locali verso l’esterno si è optato per la serigrafia sulla parte interna delle lamelle attraverso una puntinatura infinitesimale su superficie colorata, ottenendo così l’effetto brise soleil. La tecnologia di facciata, il controllo dell’esposizione solare e l’integrazione impiantistica ha consentito di ottenere una riduzione del 50% delle necessità energetiche rispetto ai riferimenti massimi di norma.

 

I vetri interni della facciata a doppia pelle sono temperati e trasparenti, basso emissivi con trasmittanza pari a 1,4 W/m²K. E’ presente una camera d’aria di 18 mm e un vetro più interno accoppiato (6+6 mm) con foglio di separazione in PVB. Oltre a ciò, il parapetto fisso è provvisto di materiale fonoisolante. Anche gli interni del complesso mantengono i tratti caratteristici della struttura, in primis quello della flessibilità: le tramezzature che dividono gli uffici possono essere posizionate ogni 150 cm con la possibilità quindi di gestire spazi per uffici che vanno dall’open space al piccolo taglio.

 

Alessandro Trivelli